Volevo fare la besciamella
Sputo la gomma e la calcio al volo, di collo piede.
Ho sempre avuto un bel destro. La macchina è scomparsa come al solito ed io brancolo nel buio.
Con gli anni ho ritrovato quella leggerezza che avevo perduto, quella che mi necessita per chiedere sigarette agli sconosciuti, per esempio. E in questo parcheggio di sconosciuti ce ne sono a bizzeffe, perchè è proprio una palude di sconosciuti senza posa.
Non è più come prima che fumavano anche i bambini ma una paglia si trova sempre.
-Scusi avrebbe una sigaretta da offrirmi per cortesia?
Bene. Marlboro. Ormai se ne trovano di rado.
-Grazie infinite e tanti auguri di buon Natale a lei e alla sua splendida famiglia.
Mi hanno detto di portare una bottiglia ed io ho preso una bottiglia. E poi ho preso anche un panetto di burro, un chilo di farina, un litro di latte e la noce moscata. Perché voglio fare la besciamella. Ero un campione a fare la besciamella. Non avevo bisogno come gli altri di uno che stesse li fisso a girare, io facevo tutto da solo. Non era orgoglio, era la mia tecnica. Ho preso anche il sale, la vita mi ha insegnato che non si deve dar niente per scontato, non mi sorprenderei più di tanto se in quella casa di figli di papà non ci fosse un barattolo di sale marino.
Anche da giovane mi capitava di dimenticare dove parcheggiavo la macchina, ma adesso la cosa si fa sempre più complicata, è proprio come se sparisse, se qualcuno mi facesse uno scherzo. È diventato come un gioco: io vado a zonzo e prima o poi lei ricompare. La scorsa settimana sono tornato a casa a piedi e sono ripassato l’indomani, a cercarla con il giorno.
L’inizio è fondamentale, quando si butta per la prima volta un pò di latte, quando il burro e la farina si sono innamorati il resto è un gioco da ragazzi. Il sale lo metto soltanto alla fine, e magari anche una spolverata di pepe. Prima che questa sigaretta sarà finita avrò ritrovato la macchina, me lo sento. Questa deve essere la zona giusta. Come quando andavo a caccia di polpi, lo sentivo quando ero nella zona giusta, e in quella zona mi lasciavo trasportare lentamente dalla corrente fino a quando capitavo sopra i tentacoli che oscillavano come alghe. Sono felice che mi abbiano invitato. L’hanno detto a mio nipote di portare anche me. Perchè no. L’ultima volta che sono andato ad una festa c’erano ancora gli euro e le rotonde. Nel frattempo ispeziono i carrelli, posso farlo con serenità perché ho ritrovato la leggerezza che avevo perduto, posso cercare le mie care liste della spesa pensando a tutti i miei angeli volati in cielo come bengala.
Altri due passi verso quei lampioni. Saranno già le nove e all’ingresso c’è ancora il flusso, l’andirivieni, l’accompagnamento musicale. Mi viene in mente l’acqua sporca risucchiata nel gorgo della vasca quando oggi pomeriggio ho tolto il tappo. Era più di un anno che non mi facevo un bagno, l’ho scritto anche sul calendario. Che vi avevo detto? La sigaretta non è ancora finita e la macchina è qui davanti a me. Entro e parto.
La casa è bella, dalle pareti robuste. La giovane che ci vive ha appeso molti suoi dipinti. Ci saranno trenta persone e mio nipote mi accompagna lungo il tragitto delle presentazioni. Sono tutte care persone e non vedono l’ora di assaggiare la mia besciamella. Io non mi faccio pregare, accetto un bicchiere di vino rosso e comincio con lo sciogliere il burro.
-No grazie, preferisco fare da solo. Sono abituato così.
Sono contento che mio nipote frequenti dei così cari ragazzi. Si scambiano i regali. Farò una besciamella da leccarsi i baffi, con tanta, tantissima noce moscata, perché sono proprio dei bravi ragazzi e se la meritano.
La serata va avanti con piacere, con buona musica, buon vino. Adesso sto seduto davanti al camino, ho trovato la zona giusta e mi lascio trasportare. Guardo le fette di arancia appese a seccare e mi fumo una sigaretta. La besciamella, manco a dirlo, è venuta straordinaria. Eccellente. Nessuno qua dentro aveva mai assaggiato una besciamella del genere e adesso tutta la casa profuma di noce moscata. Non dovrei ma mi verso un altro bicchiere, stasera va così. Stanno ballando, vedo i polpacci che ballano, le orecchie, qualche collo. Non dovrei ma questo vino va giù che è una bellezza. Sapete perché va giù che è una bellezza? Perché non mi ricordavo quanto fosse bello bere in compagnia. C’è un mago in un poster, non leggo il suo nome perché ho lasciato gli occhiali accanto ai fornelli. Una ragazza con i capelli rossi mi si siede accanto, le faccio posto sul divanetto.
-Vedi? (le dico) Quel mago si mette una persona nel petto.
Forse sono a posto con il vino ma lei ride ed esige un altro brindisi con me.
-Se quel mago si mette un uomo nel petto (continuo) ecco, questa è magia. Ma se quel mago si mette un uomo nello stomaco non fidarti, piccola, perché sarà uno scienziato travestito da mago.
Questa credo sia più o meno l’ultima cosa che ho detto, poi mi sono addormentato con la luce del fuoco subito dietro le palpebre ed un profumo di noce moscata come in paradiso.
Più tardi ho sentito di nuovo parlare.
Mi pare di aver capito che volevano svegliarmi per consegnarmi il mio regalo. Anch’io avevo il mio regalo? Provavano a parlarmi, mio nipote soprattutto, ma non riuscivo ad aprire gli occhi perché stavo davvero molto bene. Ci provarono un po’ tutti a svegliarmi, e ci riuscì soltanto quel ragazzo che doveva chiudere il cancello del parcheggio. Ero l’ultimo rimasto, fuori vedevo un gran vuoto, e nel sedile accanto avevo una busta della spesa. Gli dissi quanto la festa fosse stata bella e che non mi meritavo anche il regalo. Quello l’avrei aperto a casa, temevo di mettermi a piangere per la commozione. Mi ringraziarono, dicevano che semmai erano loro a non meritarsi una besciamella così buona. Mi sono messo gli occhiali e sono andato a casa. Sarò per sempre grato a mio nipote e ai suoi amici per avermi invitato ad una festa così bella.
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