Il viale era deserto ma lei si è buttata ratta nell’attraversamento come se un tir lanciato la volesse disintegrare. Affrettava il passo affinché le zizze potessero ballare. E infatti codeste ballavano, sintesi di caglio e ingegneria meccanica, nobile omaggio al funky nero appoggiato, impercettibilmente indietro.
“Giuliano mi offriresti una Muratti?”. Lui ripone il barattolo di leeches e mi fissa computo, poi d’un tratto ride. Alla prima non capisce un cazzo. Il suo vero nome è Xiao Liang ed è il mio capo. “Tanto io non piace sigalette cinesi. Tanto vado Cina poltale semple Mulatti”. Pausa. Abbasso la guardia. Spara la risata. Sobbalzo.
Un metro e settantasette, 48 kg. Spalle prive di dignità, principio di gibbosi, cavallo altissimo.
Il culo è un mistero, forse mononatica. È il capo più forte che abbia mai avuto, sempre servile e tristissimo (forse perché il suo acquario è il più brutto di Firenze). Quando la moglie se ne va diventa loquace. “Tanto quando lagazzo diciotto diciannove andale bici ottanta chilometri. Ola non può, tloppe Mulatti”. Pausa. Abbasso la guardia. Spara la risata. Sobbalzo. A fine turno mi mangio un piatto di maiale agrodolce e mi viene da vomitare. Mi faccio versare un bicchiere di Cynar ed esco a bere. Il viale è sempre deserto. Adesso al posto della tettona c’è un giovane zingaro coi primi baffi che attraversando fa ballare una manciata di spiccioli. Entra e come al solito chiede a Giuliano un cambio da moneta a banconota.

Copytight Alessandro Fiori