Nonostante tutto di lavori ne ho fatti tanti, dal projezionista al cameriere, dal maestro elementare al trattorista.
Negli anni ho potuto conoscere tante creature riconducibili alla working class fatta eccezione per gli antropologi infiltrati e per gli angeli/freacks con il cuore sopra (pronto a sfondare le tempie sottili) e il cervello sotto (fatto prigioniero dalla calcificazione costale).
Molti esemplari appartenenti a quest’ultima categoria li ho scovati nel sottobosco del volantinaggio, affine alla prostituzione per alcune ragioni che riassumo in 4 punti:
1) non sai mai quanto è lecito quello che stai facendo;
2) devi stare attento ad operare entro i limiti delle zone di tua competenza pena la rabbia dei colleghi avversari e dei loro protettori;
3) in tasca ti rimane poco;
4) stai sotto un autentico pappone che ti scarica al mattino e ti torna a prendere a fine turno controllandoti per tutto il tempo senza farsi mai vedere, magari facendo capolino da in fondo al viale col muso del Fiorino.
Facendo volantinaggio ho scoperto la mia passione per gli androni, i portoni, le cassette delle lettere e gli ascensori, soprattutto nei condomini costruiti tra le villette a schiera dei nuovi piccolo borghesi declassati e le case popolari come il villaggio Dante, dove stava il Garrincha. Non meno affascinanti sono le case popolari di ultima generazione, come quelle in Piazza Andromeda, che si differenziano dalle altre per essere più fatiscenti nonostante siano state costruite venti anni dopo, perché ospitano più gente allogena compresi molti stranieri e perché aprendo i portoni non si è investiti dall’odore stordente di verze cotte o soffritto di sedano e cipolla. Inoltre le macchine parcheggiate di fronte a queste nuove case popolari sono le stesse parcheggiate davanti alle villette a schiera di cui sopra.
Prendendo in analisi una cittadina di media ricchezza sui centomila abitanti, ipotizzerò un breve esercizio sulle dinamiche abitative periferiche.
“…e ad un certo punto gli ex proletari saliti di grado iniziano a stare in qualche villetta a schiera, magari a 70 metri da dove stavano prima però con l’ingresso indipendente e il posto auto dove parcheggiano la Croma milleotto coi cerchioni in lega (seconda o terza mano ma comunque un buon usato, gpl). Nel frattempo i rispettivi abitanti della villetta a schiera si sono trasferiti in campagna e aprono il cancello dalla macchina col telecomando a lunga gittata (sia mai finisce la pila piuttosto che scendere dall’Audi chiamano casa col cellulare e si fanno aprire da dentro). Di contro, dalle care vecchie case popolari del villaggio Dante, non se ne va nessuno. Primo perché l’arancio dei mattoncini col tempo sembra sempre più bello, più ambrato; secondo perché loro li hanno già fregati una volta che prima stavano nel centro storico e ora non li freghi più; terzo perché dalle finestre aperte del primo piano arriva quel profumo di soffritto e verze cotte, ma anche di sugo di carne, di bollito e di patate fritte coll’aglio e il rosmarino che ve lo farei sentire. E manco a dirlo lì al primo piano ci stanno i genitori del Garrincha e lui la domenica a pranzo c’è quasi sempre e porta i nipotini.”

Copyright Alessandro Fiori