Un giorno Cristo, a Stia di passaggio, si travestì da barbone per misurare il buon cuore della gente.
Così, giunto davanti alla prima casa, bussò alla porta e il macellaio si affacciò alla finestra.
“Salve macellaio, la tua casacca è sporca di sangue.”.
“Questi sono i miei casi. C’è altro?”.
“Sono un povero affamato, buttami un pezzo di san budello.”. Ma il macellaio non riconobbe il pezzente e gli rispose: “Credo che la merda dei miei cani basterà a saziarti, serviti da solo.”.
E richiuse gli scuri.
Allora Cristo fu triste e tornò sulla strada.
Giunto davanti alla seconda casa bussò alla porta e lo scrivano si affacciò alla finestra.
“Salve scrivano, la tua casacca è sporca d’inchiostro.”.
“Questi sono i miei casi. C’è altro?”.
“Sono un povero affamato, buttami un tozzo di pane.”. Ma lo scrivano, che anch’esso non riconosceva il mendicante gli rispose: “Conosco una taverna dove passa l’appetito agli accattoni, buttati dal ponte del Rosello e la troverai in fondo al lago.”.
E richiuse gli scuri.
Allora Cristo raggiunse la terza casa, quella del pastore, e quando bussò alla porta le pecore stavano già dormendo. Il pastore aprì la porta e fece entrare il mendicante nella sua modesta casa. Dapprima si accertò che non mancasse legna nella stufa, poi aprì una forma nuova di formaggio per darne il cuore al benvenuto. Infine versò al poveruomo un bicchiere di vino e segretamente vi aggiunse del veleno per topi. Porgendo il calice disse: “Affinché possa tornarti il sorriso straniero.”.
Appena la morte prese posto alla vita, il pastore si rivolse al figlio. “Figlio, costui è Cristo travestito da barbone; cerca in tutte le tasche che avrà di certo dei denari. Taglia quei capelli lunghi e mettili nel sacco della lana. Prima che sorga il sole buttalo giù dal ponte del Rosello.”.

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