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	<title>Alessandro Fiori</title>
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		<title>TRA LA TERRA E IL CIELO, 5 – di Longaroni</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Feb 2011 02:09:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Fiori</dc:creator>
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caro amico, posso chiederti un minuto del tuo tempo? la crisi non esiste almeno fino a quando terremo lontani i turchi che portano in giro il kebab come fosse il Verbo. e anche i neri con quell&#8217;impellenza che hanno di fare i buttafuori. oppure i cinesi che spostano i nipoti da una parte all&#8217;altra come [...]]]></description>
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<p>caro amico, posso chiederti un minuto del tuo tempo? la crisi non esiste almeno fino a quando terremo lontani i turchi che portano in giro il kebab come fosse il Verbo. e anche i neri con quell&#8217;impellenza che hanno di fare i buttafuori. oppure i cinesi che spostano i nipoti da una parte all&#8217;altra come il gioco delle tre carte. qua a berlino tutto funziona perché stranieri non ce ne sono ne gialli ne neri e soprattutto non c&#8217;è un turco nemmeno a pagare. kebab in turco vuol dire <em>cibo</em> oppure <em>corpo morto di febbre che fatica a raffreddare</em>. in italia hanno giocato al pallone due turchi Hakan Sukur e Florin Raducioiu (www.florinraducioiu.com). a berlino si può attraversare anche senza guardare perché c&#8217;è rispetto per le persone e per lo sport. si è mai sentito di un arbitro di berlino che ha fatto gli accordi? no. berlino viene infangata dagli atlanti scolastici per deviare il turismo dalla Madonna di Medjugorje che Papa Giovanni Paolo la diffidava e diceva questo è un carnevale. allora di berlino sappiamo soltanto che all&#8217;Octoberfest ci sono gli sbandati e che per il freddo le dita perdono mansioni. e allora a roma che i politici guardano il porno al lavoro? e allora a milano che faceva più freddo che a berlino? se poi dovessero arrivare i turchi allora la gente si guarderebbe intorno prima di attraversare.</p>
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		<title>TRA LA TERRA E IL CIELO, 4 &#8211; di Longaroni</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Nov 2010 04:06:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Fiori</dc:creator>
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necessitiamo di distacco ma è difficile esimersi dall&#8217;attualità. guardate per esempio ciò che accade ad Haiti. certo che se uno trascorre le generazioni a pregare il wodoo non è che può raggiungere la serenità. infatti poi i televideo annunciano solo catastrofi. inutile dire il progresso inutile dire i negri hanno una pancia enorme ma ridono [...]]]></description>
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<p>necessitiamo di distacco ma è difficile esimersi dall&#8217;attualità. guardate per esempio ciò che accade ad Haiti. certo che se uno trascorre le generazioni a pregare il wodoo non è che può raggiungere la serenità. infatti poi i televideo annunciano solo catastrofi. inutile dire il progresso inutile dire i negri hanno una pancia enorme ma ridono più di noi. tanto alla fine del salmo si tirano le somme e il cielo ti assegna il colera. immaginatevi l&#8217;onu a sorvegliare migliaia di bambini diventati cadaveri. credete che sia un mestiere ben pagato? e qualcuno ha il coraggio di dire i caschi blu gli hanno portato il colera. e allora Dio cosa ci sta a fare? allora i caschi blu hanno portato anche il maremoto? e anche le mosche sugli occhi e il pignoramento della mobilia? e pensare che avrebbero delle tali potenzialità che se non si perdessero in bambole e spilli potrebbero avere anche il fotovoltaico. questa non è felicità. l&#8217;esoteria e le piume di uccello tropicale non salveranno nessuno dal male. ma forse è ormai troppo tardi e noi dobbiamo pensare al declino culturale del nostro paese dove i dissidenti slavi vanno a vivere sulle gru come le cicogne. santo cielo dacci la luce dacci la forza. a presto mio caro.</p>
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		<title>Tra la Terra e il Cielo, 3 &#8211; di Longaroni</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Oct 2010 17:18:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Fiori</dc:creator>
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oggi ti racconterò un fatto di cronaca. un comunista che faceva il sarto in via Savona non poteva tornare a casa da solo perchè aveva le stampelle. allora all&#8217;una di notte quando finiva di bere passava un suo amico in taxi e lo accompagnava a casa. una notte nel taxi c&#8217;era anche un ragazzo con [...]]]></description>
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<p>oggi ti racconterò un fatto di cronaca. un comunista che faceva il sarto in via Savona non poteva tornare a casa da solo perchè aveva le stampelle. allora all&#8217;una di notte quando finiva di bere passava un suo amico in taxi e lo accompagnava a casa. una notte nel taxi c&#8217;era anche un ragazzo con i rasta bagnati che puzzavano di cane. allora il sarto  gli tagliò un pò la gola col trincetto perchè puzzava di cane. questo fatto non è accaduto nell&#8217;est dove non c&#8217;è religione ma è accaduto proprio in italia. allora io mi domando perchè non iniziamo tutti ad amare il prossimo? perchè non preghiamo di più? inoltre se erigono altre moschee va a finire che facciamo la fine dell&#8217;albania dove ti ammazzano per 2 lire perchè senza cultura la vita non ha valore. come quei terroristi che vivono nei soppalchi e non fanno altro che bere acqua sporca e invocare non so quale malasorte. senza fede anche le nostre figlie saranno scuoiate sui soppalchi. io mi metto nei panni dei genitori e accetto la pena di morte ma perchè allora la domenica non andiamo più a messa? e perchè le moschee sono piene di soppalchi? il mio amico direttore generale dell&#8217;Harley Davidson mi ha fatto riflettere che nei paesi senza religione non c&#8217;è cultura. infatti lui ha girato tutto il mondo ed ha avuto paura solo in albania.</p>
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		<title>Tra la Terra e il Cielo, 2 &#8211; di Longaroni</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Oct 2010 01:37:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Fiori</dc:creator>
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la chiamo come fosse una rubrica elettronica. quanto vorrei avere una rubrica elettronica. don aldo ci raccontò di questo alfredino che era morto dentro un pozzo artesiano. quando morì salì verso il paradiso ma dato che non era battezzato rimase solo 3 metri sopra il cielo. e in quel luogo non c&#8217;erano angeli ma meduse. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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<p>la chiamo come fosse una rubrica elettronica. quanto vorrei avere una rubrica elettronica. don aldo ci raccontò di questo alfredino che era morto dentro un pozzo artesiano. quando morì salì verso il paradiso ma dato che non era battezzato rimase solo 3 metri sopra il cielo. e in quel luogo non c&#8217;erano angeli ma meduse. allora il titolo della mia rubrica ricorda questo ricordo di alfredino tra le meduse. ciò che più mi rattrista è che a volte le preghiere possono sembrare inutili. io  per esempio ho pregato spesso per i clandestini che vivono nelle moschee ma questi continuano ad operare per il peggio. per esempio sono ipocriti. io non credo ci sia niente di male a bere una tennens super e non lo nascondo a dio. ma loro hanno tutti i loro divieti e poi di nascosto si iniettano non so quale malasorte. alcuni a bologna dicono che gianni morandi si nutre di sterco ma tanto si sa che se uno a la fortuna di presentare sanremo si porta l&#8217;invidia di un popolo appresso. solo perchè lui è devoto più di tutti gli artisti dello spettacolo come ranieri massimo. anche kakà prega moltissimo cosa che prima non accadeva. infatti prima i calciatori pensavano solo a tirare l&#8217;acqua al suo mulino e poi finivano per rimanere invalidi. ma non dobbiamo dire che se lo meritano perchè dio porta a se anche i deboli. dobbiamo pensare sempre che le preghiere non sono mai vane e che miglioreranno anche loro. ti voglio bene, tuo Longaroni.</p>
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		<title>Tra la Terra e il Cielo, 1 &#8211; di Longaroni</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Oct 2010 18:13:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Fiori</dc:creator>
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io prego molto prego che il mondo diventa più roseo e che le mamme non hanno paura dei ladri. non bisogna solo pregare che le analisi vanno bene. un fattore molto importante è la solidarietà nella champions league che quando era la coppa dei campioni c&#8217;era stata la strage di liverpool perchè si investivano meno [...]]]></description>
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<p>io prego molto prego che il mondo diventa più roseo e che le mamme non hanno paura dei ladri. non bisogna solo pregare che le analisi vanno bene. un fattore molto importante è la solidarietà nella champions league che quando era la coppa dei campioni c&#8217;era stata la strage di liverpool perchè si investivano meno soldi sui diritti umani dello sport. ognuno tirava l&#8217;acqua al suo mulino come maradona o van basten. e poi accadevano disgrazie. platini invece usciva dal coro ed era più sociale tantè che lo chiamavano il re. io ho la maglietta di save the children e degli amici dei terremotati ma l&#8217;associazione che prega di più è sempre la chiesa. anche se alcuni giornalisti ne parlano male da che mondo è mondo chi è più ricco ha molte invidie e poi figurati se non c&#8217;è sempre una mela nel paniere. ma comunque loro pregano più di me e di te messi insieme perchè è dio che l&#8217;ha voluto. e se non ci fosse la chiesa  poi ci sarebbero soltanto moschee. nelle moschee invece di pregare fanno baccano e mettono zizzania. io penso che sandra e raimondo gli hanno uccisi le moschee. comunque non si prega mai abbastanza. questa è anche un autocritica ciao! Longaroni</p>
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		<title>MESSAGGINI</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Jun 2010 11:03:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Fiori</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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Mi chiama Maurizio. Dice che forse è morto Sandro Neri.
O dire addio alla piccola ragazza albero o sai devo dire addio questo che muro che ho costruito tutto intorno a te è fatto di bugie di di pietra o piccola ragazza la verità sarebbe una scure conficcata dentro di di te mattone di di pena [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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<p>Mi chiama Maurizio. Dice che forse è morto Sandro Neri.</p>
<p><em>O dire addio alla piccola ragazza albero o sai devo dire addio questo che muro che ho costruito tutto intorno a te è fatto di bugie di di pietra o piccola ragazza la verità sarebbe una scure conficcata dentro di di te mattone di di pena e calce affranta con questo anello, questo cerchio di filo argentato io cingo il tuo stelo virginale tanto per farti rimanere bambina (19/11/2009, 21.16.40)</em> Erano all&#8217;incirca le 22 del 20/11/2009, dopo un&#8217;oretta avrei dovuto suonare. Mi chiama e mi dice sono all&#8217;ospedale, non sto bene, mi vieni a trovare? L&#8217;ultima volta che l&#8217;avevo visto era stato al binario 16 della stazione di Firenze, una decina di giorni prima. Dovevo consegnargli il mio registratore Tandberg a bobina. Mi aveva detto che era stato ricoverato 4 mesi ma che adesso aveva ritrovato l&#8217;amor proprio e che non avrebbe mai più bevuto nemmeno un bicchiere. L&#8217;atrio dell&#8217;ospedale era più disperato del solito: quel silenzio di neon, la scala mobile immobile, il dosatore di amuchina igienizzante. Nel frattempo mi risaliva la bottiglia di Negramaro che avevo ingollato al locale e questo fatto mi faceva sentire un po&#8217; in colpa. Solo la sua camera era aperta. Se ne stava in piedi e con lui c&#8217;era un signore, forse il cognato. Era in pigiama, con lo sguardo perso nel vuoto e la schiena appoggiata alla parete di cartongesso del bagno. L&#8217;altro approfittò del mio arrivo per svignarsela come in una staffetta della solidarietà. Mentre s’infilava la sciarpa nel bavero Sandro gli ricordava di portargli il walkman quanto prima.<em> Adesso eravamo io e lui, c’era confidenza. I suoi polsi erano diventati piccoli. Mi sembrava un gioco delle parti: lui che faceva il nichilista agli sgoccioli, io l’anima pura che si fa in quattro. Nell’altro letto dormiva un vecchio, giallo.<br />
Buona notte a chi come il sottoscritto ha una voglia di di bere maniacale + + + cosa fare ‘orca troia? Mi taglio le vene così vado al pronto soccorso e troverò qualcuno che accarezzandomi la fronte distoglierebbe i brutti pensieri…….. Notte !!! (7/12/2009, 01.13.52)</em> Per intendersi: Sandro non aveva niente da spartire con i matti d’Arezzo che andavano in giro come caratteristi a perpetuare i numeri del loro show personale. Lui se ne stava da solo ad armeggiare con pezzi di vecchi stereo raccattati, a costruirsi registratori a suo dire professionali. Andava in giro col walkman (amava i Weather report e i Brand X) e un quadernino per scrivere cose. Gli piaceva inventare le barzellette, poi mi chiamava e me le diceva per telefono. Io lo conobbi a casa del babbo di Maurizio. Era un tipo interessante, con un tic alla testa e le mani forti. Su me e Mauri aveva un grande ascendente perché era un vagabondo vero, sempre pronto a tirar fuori roba dal cilindro. Poi era un percussionista di talento e suonava gli oggetti che offrivano le strade cittadine. Sembrava avere tanti amici, godere della stima di tutti. Dopo la morte dei genitori iniziò a bere per professione e l’alcol ormai l’aveva trasformato in un demone peckimpaniano iper-umano e collerico. I suoi tic erano moltiplicati, gli occhi si erano fermati tra qualcosa e qualcos’altro, fermi lì.<em> Non ci sono più le tue carezze gli alberi han perso le radici il cielo è grigio e senza carattere ne pioggia neve vento impetuoso ti ho sognata mentre uscivi dalla mia anima solo che ero talmente triste che son riuscito solamente ad accarezzarti il cuore mentre svolazzavi serena e sorridente il sole mi ha svegliato ebbro di un amore fallito fantasticando sul nostro ultimo tango son uscito piangendo note musicali bar vino e finalmente lacrime da dio!! * a l e x * (9/11/2009, 02.46.37)</em><br />
Nel tragitto che va dal cartongesso al letto fa le scene. È evidente, a me non m’imbroglia: tentenna, ansima, frena all’improvviso, si fa coraggio per il passo successivo. Io lo sorreggo per questi 3 metri poi quand’è sul letto gli chiedo com’è che l’hanno ricoverato dopo tutti i buoni propositi del binario 16. Lui mi ha risposto che la notte aveva le formiche dentro le gambe e al risveglio è andato alla Despar per prendere un piccolo cartone di vino. Poi si è risvegliato all’ospedale.<br />
Dopo un’oretta devo ripartire, mi aspetta il concerto. Il tempo l’abbiamo passato perlopiù in silenzio: prima si è fatto accarezzare la testa, poi mi ha mandato in macchina a prendergli un po’ di sigarette ed infine si è seduto sul letto come una cerniera ossidata e dopo essersi auto-incitato (dai Sandro ce la puoi fare) ha suonato le mani sulle cosce per me, come Trilok Gurtu. Me ne sono andato e l’ho lasciato su quelle lenzuola dure, certo che non stesse così male, per andare a guadagnare una sessantina d’euro.<br />
<em>Ricorda terrestre, se poni il tuo viso al vento che scivola sull’acqua nel punto in cui le terre finiscono ed inizia l’oceano , puoi ricordare nella memoria tutti quelli che sono vissuti prima, cogliendo la luce ed il significato di quelle voci che vivono nel vento!!! ( saluti da gastroscopia sto male da cani) &lt; baci alex &gt; (21/11/2009, 00.12.34)</em><br />
Nei giorni precedenti e seguenti all’incontro ci siamo mandati dei messaggini col telefono. Poi per un mese non ci siamo più sentiti fino a questo momento: ho scritto ti voglio bene. Non so se c’è linea, anzi credo di no, ma spero comunque che gli sia arrivato.</p>
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		<title>Cinque pezzi facili #4</title>
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		<pubDate>Wed, 19 May 2010 20:10:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Fiori</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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da STEREOGRAM (http://stereogram.menstyle.it)
&#8220;Attento a me stesso&#8221; è un disco speciale.
Nel senso che va al di là di quello che siamo abituati a identificare con il termine &#8220;normale&#8221;.
Supera gli steccati, non assomiglia a niente, va oltre.
Oltre la consuetudine di quello che chiamiamo cantautorato, delle canzoni ben scritte, dei testi con gli a capo tutti al posto [...]]]></description>
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<p>da STEREOGRAM (http://stereogram.menstyle.it)</p>
<p>&#8220;Attento a me stesso&#8221; è un disco speciale.<br />
Nel senso che va al di là di quello che siamo abituati a identificare con il termine &#8220;normale&#8221;.</p>
<p>Supera gli steccati, non assomiglia a niente, va oltre.</p>
<p>Oltre la consuetudine di quello che chiamiamo cantautorato, delle canzoni ben scritte, dei testi con gli a capo tutti al posto giusto, quelli che vogliono dire qualcosa.</p>
<p>Fa parte di quel mondo lì, certo, ma è diverso. Vista la familiarità che chi lo ha realizzato ha con tavolozze e pennelli verrebbe da considerarlo come un autoritratto in forma di note e melodie.<br />
Autoritratto dai contorni ben delineati, eppure sempre sfumati. Il tentativo di farmare su nastro una personalità tanto sfaccettata quanto inafferrabile.</p>
<p>Una compilation di ossimori: lieve quando il contesto richiede gravità, dedito al trucco dell&#8217;infatilismo usato per trasmettere concetti adulti, colorato, ma anche molto scuro.</p>
<p>Dentro ci sono tracce di tutte le vite artistiche di Alessandro Fiori: i Mariposa (al disco collabora Enrico Gabrielli), Marco Parente, che qui suona la batteria e che con Fiori condivide un progetto, Alessandro Asso Stefana (anche produttore del disco), Danilo Gallo e Zeno De Rossi dei Guano Padano, ma non solo. &#8220;Attento a me stesso&#8221; è l&#8217;apertura di un cassetto pieno di sogni e di storie. Personali, certo, ma anche di quelle che non fanno mistero delle fonti che citano e non si nascondono dietro nessun dito.</p>
<p>Ed è un disco meraviglioso, ma davvero. Senza mezzi termini.</p>
<p>Per questo motivo abbiamo chiesto ad Alessandro di raccontarci i suoi cinque pezzi facili. Consapevoli che non si sarebbe mai limitato a consegnarci una normalissima playlist ma che, come al solito, sarebbe andato oltre.</p>
<p>Ecco quindi un vero e proprio racconto, dove la musica scandisce i momenti (il risveglio, il sonno&#8230;) ma che è anche e soprattutto un pretesto.</p>
<p>E noi siamo orgogliosissimi di averlo qui. Su queste pagine (che poi non sono pagine, ma tant&#8217;è).<br />
{emiliano colasanti}<br />
&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<blockquote><p>
&#8221;Verso mezzanotte/mezzanotte e mezzo porto fuori Nurra a fare la pipì. Sotto la luna i cervi reclamano l&#8217;amore come i mostri grossolani. Adesso sono le 11 di mattina, ieri notte prima di addormentarmi ho fatto un po&#8217; mente locale sull&#8217;intervista. Poi ho sognato un enorme animale domestico e primitivo, dipendente dall&#8217;erba psicoattiva somala da masticare. In astinenza sudava e si contorceva, percepivo che avrebbe potuto uccidere persone a lui care ed emetteva suoni come i cervi del bosco davanti al bosco dove vivo io. Io e Nurra torniamo alla letteratura, io e Nurra torniamo a dormire. Quanto mi piaceva andar fuori tema!</p>
<p>Alessandro sei andato fuori tema. Si, lo so. Ma mi sembra d&#8217;esserci andato bene, non crede? Con passione, con spirito pionieristico. Non crede?</p>
<p>Nurra è già in branda, io invece attivo la filodiffusione della playlist emotiva e mi lascio colare sul piumoncino come un boa su un cucciolo d&#8217;antilope. Nel frattempo il nastro trasportatore riservatissimo mi porta alle orecchie un timbro inconfondibile, riverberi d&#8217;appelli improvvisi senza maestre o bagnini dove il passato è sempre presente, l&#8217;elegia di un super Io tonico riemerso dalla degenerazione grazie alla memoria divina e al sonno: Ci vorrebbe il mare (dall&#8217;album omonimo di Marco Masini &#8211; Dischi Ricordi, 1990).</p>
<p>Faccio una pausa, gioco un po&#8217; a Football Manager. Sto allenando il Liverpool, sono alla stagione 2031; la mia coppia d&#8217;attacco è composta da Rosi e Di Clemente. Di Clemente l&#8217;ho pompato dall&#8217;editor usando l&#8217;imbroglio, come accadde per esempio con Del Piero nella stagione &#8216;97-&#8217;98, quella famosa di Iuliano e Ronaldo, quella che avrebbe cambiato la vita di Gigi Simoni che invece finì alla Lucchese passando dalla Bulgaria.</p>
<p>I camorristi andavano da Giampiero Ventrone e gli dicevano ehi marine, te che ci sai fare coi computer, vai sull&#8217;editor e fai un Del Piero con il fisico di Boksic! E lui andò sull&#8217;editor e fece un Del Piero con il fisico di Boksic che non lo marcava più nessuno. A parte Zeman. Vorrei portare il mio disco Attento a me stesso a Zdenek Zeman. E magari anche a Simoni, così facciamo due chiacchiere e lui mi dice ma guarda che io sono ignorante di musica che ascolto solo Celentano e Masini. E io, mentre mi viene da piangere perché guardo i trofei e il gagliardetto attaccato, gli dico che Masini l&#8217;ascolto anch&#8217;io, e anche Celentano (&#8221;&#8230;nel tetto della fantasia/sei la gatta più dolce che c&#8217;è/miao miao mi attrai a te/si tu mi attrai/oh oh oh oh yes&#8230;&#8221;).</p>
<p>Fine della pausa, che ci si stanca a far le pause. Ma il disco a Zeman glielo porto davvero e in futuro, se non mi copiano l&#8217;idea gli Offlaga, ci intitolo un album col suo nome. Nurra mi lecca un lembo scoperto di pelle. Si sveglia sempre prima di me, è una sveglia pelosa e indifesa. Le chiedo se cortesemente può premere play e parte Carrie degli Europe. (Inclusa nell&#8217;album The Final Countdown &#8211; Epic Records, 1986).</p>
<p>Nurra non ama le power ballad, avrebbe preferito Piano bar di De Gregori o al limite Lilly di Venditti. Come darle torto&#8230; &#8221;Lente giornate/tutto superato..&#8221; scriveva Gottfried Benn. Come dargli torto&#8230; Il fisioterapista Louise Fawcett mi chiede un nuovo contratto.</p>
<p>Torno a dormire, c&#8217;è un gran buio. Niente luna niente cagna niente cervi niente mostri niente di niente. Qualche mostro a dire il vero è rimasto. Accendo la lampada e spengo la luce. Monitorizzo il mio corpo, il fegato, il plesso, i polpacci. Sono immobile come il fuoco non riuscirà mai a stare. E vengo pensato, non so da chi. Credo di pensare ma non è quello che accade. Io poggio secoli di storia su una materassa che poggia sui pancali.</p>
<p>Ho un piccolo corpo millenario senza certezze se non una: la canzone che avrei voluto scrivere è Il Merlo di Piero Ciampi  (tratta dall&#8217;album Andare camminare lavorare e altri discorsi &#8211; RCA Italiana, 1975).</p>
<p>Nurra è seduta e mi guarda. Io credo che sia bello essere svegliati da una cagna bastarda piuttosto che da Capezzone. Scendo, mi faccio il caffè. Dalla finestra guardo la nuova e la vecchia giornata, ma soprattutto i tulipani nell&#8217;orto. Il pollaio è vuoto perché la faina ha ucciso tutti i polli. Non ci sono canzoni che possano rappresentarmi, è banale e non vorrei esserlo, ma è così. Sono troppe le canzoni che ci rappresentano, anche le stesse che non ci rappresentavano il giorno prima.</p>
<p>Di sicuro le mie mi rappresentano, tutte insieme non una di meno, compresa la produzione smarrita per sempre, scomparsa, rubata, dimenticata. E non solo mi rappresentano &#8211; sono sia la latta che la paglia sul letto di Dorothy &#8211; ma anche mi creano.</p>
<p>Oggi faremo una passeggiata nel bosco davanti al bosco dove vivo. Io e Nurra, nelle sabbie mobili, nelle montagne di vetro levigato. Oppure costruiremo una bat-box. Anzi no, è quasi l&#8217;una. Mi faccio l&#8217;ultima contro il Blackburn e spengo il computer. Qui a casa dei miei non ci sono ne boschi ne cervi ne tulipani. Ci sono solo tante faine che si rimpiattano in garage annessi portoni e ascensori.</p>
<p>Io finchè starò con Nurra non morirò mai, ma se dovessi morire vorrei ritrovarmi con Ciampi e Alda Merini (come fa a piacerle Pasolini con quel viso scavato, ma non sono meglio io con le mie belle gote alla Mario Pigozzo Favero?) e dall&#8217;altra parte del terriccio vorrei sentire La Casa di Vinicius de Moraes cantata da Sergio Endrigo (contenuta nell&#8217;album La vita, amico, è l&#8217;arte dell&#8217;incontro &#8211; Fonit Cetra?, 1969).</p>
<p>Brutta notizia, il preparatore Dave Shannon mi chiede 975.000 euro l&#8217;anno. Buona notizia, con il Blackbourn ho vinto 2 a 0, doppietta di Di Clemente/Bocksic. Purtroppo in questa paginetta non ho chiamato in causa tante canzoni che mi stanno addosso come organi interni.</p>
<p>L&#8217;avevo messo in conto ma mi dispiace lo stesso. Facciamo così, sesto pezzo facile: quali sono i primi due pezzi dal titolo composto dalla stessa parola ripetuta due volte scritti tutti e due dal medesimo autore che ti rimproveri di non aver infilato nell&#8217;intervista siccome l&#8217;aglio nella panza dell&#8217;orata lì lì per essere infornata? Finalmente: Lontano lontano  e Vedrai vedrai di Luigi Tenco (RCA, 1966/1967).</p>
<p>Verso mezzanotte/mezzanotte e mezzo porto fuori Nurra a fare la pipì. Sotto la luna i cervi reclamano l&#8217;amore come i mostri giapponesi. Adesso sono all&#8217;incirca le due del pomeriggio. In salotto Nurra attende sulla poltrona che la riporti a casa, d&#8217;altronde il suo bosco l&#8217;attende. La mamma dice che è pronto da mangiare. Monicelli dice che ci vuole la rivoluzione. Una ri(e)voluzione. Accendo la lampada, spengo la luce.</p>
<p>Rimango immobile come se fossi la matrioska di me stesso e mi contenessi 5 volte almeno. Son contento che ti sia piaciuto il disco, e ti ringrazio per l&#8217;intervista. Stanotte prima di dormire ascolterò Il re del mondo di Franco Battiato   (tratto da &#8220;L&#8217;era del cinghiale bianco&#8221; &#8211; EMI Italiana, 1979). L&#8217;intervista finisce qui.&#8221;<br />
[alessandro fiori]</p></blockquote>
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		<title>Qualche rece di &#8220;Attento a me stesso&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 19 May 2010 11:33:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Fiori</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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VITAMINIC (Giorgio Busi-Rizzi)
Il mio amico Dario è sardo.
Una volta aveva attaccato bottone con Fiori, mezz’ora a parlare in dialetto della Gallura. Quant’è che non ci torni, gli ha detto a un certo punto Dario. Mah – ha fatto Fiori – saranno 34 anni, considerato che sono di Arezzo.
Come sanno benissimo i fan dei Mariposa, il [...]]]></description>
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<p>VITAMINIC (Giorgio Busi-Rizzi)</p>
<p>Il mio amico Dario è sardo.<br />
Una volta aveva attaccato bottone con Fiori, mezz’ora a parlare in dialetto della Gallura. Quant’è che non ci torni, gli ha detto a un certo punto Dario. Mah – ha fatto Fiori – saranno 34 anni, considerato che sono di Arezzo.<br />
Come sanno benissimo i fan dei Mariposa, il progetto-mamma di Fiori (si è anche dato alle parallele: Amore, Assodifiori con Stefana e Betti Barsantini con Marco Parente), il poliedricissimo artista (pittore, poeta e scrittore da appunti stralunati, violinista poi musicista tout court) è (l’etiquette giornalistica imporrebbe di dire “da buon toscano” – presente, no: la coca-cola, la cannuccia) prima di tutto un dissacratore – e prima di tutto nei suoi confronti, come si evince dalla polisemia programmatica di questo Attento a me stesso.<br />
Fiori è però anche tra i pochissimi delle nuove leve della canzone italiana ad avere una vividissima vena surrealista (nel senso proprio del termine: l’inconscio, il cadavere squisito, gli orologi), reminiscente, volendo, di Dalla, Jannacci, Ciampi, affine a Capossela. I più attenti di voi, cari bambini, avranno notato che sto parlando di cantautori. Perché, lo dico per quelli che amano le etichettatrici ed i termini-portmanteau, quest’album è ispirato da una deliziosa vena cantautorale contemporaneamente intimista e sghemba, tradizionale e lisergica: per continuare col giochino delle somiglianze, come i Mariposa un attimo prima che inizino della decostruzione (quindi come un compendio di alcuni decenni di musica). Undici filastrocche pervase da un malessere melanconico e cantabilissimo, costruite su strutture colte ed articolate, classiche ma contemporanee (Lapo mi suggerisce di fare un paragone con la 500) per testi, musica e arrangiamenti, impreziositi dai vari compagni di merende (Stefana, Parente, Gabrielli, De Rossi e Gallo); e potrebbe sembrare artigianato, ma è magia, se già dopo un ascolto la memoria ritiene senza fatica le coordinate ricorrenti – le costanti, le ossessioni – della poetica di Fiori, immagini casalinghe ma non proprio usuali: il Mondo Convenienza, le carpe e le capesante, il topo e (molti) pidocchi, l’alcool e la varechina, il borderò e il cherosene. E di magia a 13 euro circa se ne trova davvero poca, oggigiorno.<br />
Una volta in un concerto dei Mariposa Fiori in trance ha recitato un’intera deposizione di Pacciani. Il concerto era bellissimo. Io c’ero, voi siateci.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p>NERDS ATTACK! (Corrado De Paolis)</p>
<p>“Tu riposa un po’ mentre faccio il borderò”. Una genialata.  Alessandro Fiori si presenta con questo suo ‘Attento A Me Stesso’, disco solista fuori dalla culla dei Mariposa e ci canta un lavoro veramente bello. Che va da solo, e che illustra bene parole e pensieri che supporta. Versi degni di un cantautore italiano degli anni storici, e oggi lentamente rivalutati. Graziani, Bindi, Lauzi e via discorrendo. Della tradizione autoriale di classe insomma, fatta di parole pensanti, strofe scritte su carta poetica e riflessione. Fiori si avvicina a Graziani, più che agli altri, per il taglio surreale ed evocativo dei propri brani. Con l’aggiunta di una sostanziosa dose di autoironia, quasi di autocommiserazione. Del prendersi in giro davanti allo specchio. Dieci tracce senza cali di tensione, di concentrazione. Tutto scorre bene, sullo stesso alto livello. Notevoli gli arrangiamenti. È rimasto nello stereo della mia auto per giorni e giorni. Causa anche il devastante ingiustificato ritardo nella consegna di questa recensione per cui mi scuso pubblicamente con il committente amico. È rimasto sotto lo stesso laser per molto tempo e non ne ha abusato. Le parole entrano felicemente dentro il cervello. Non c’è ermetismo, la costruzione del senso è personale, complessa e assolutamente autoreferenziale ma non è chiusa e snob. L’autore si offre, offre le proprie modalità, le proprie sensazioni, il proprio modo di scriverle. Ricordi del passato, nottate, sentimenti. È veramente un disco che presentato 30 anni fa non avrebbe affatto sfigurato.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p>SENTIREASCOLTARE (Fabrizio Zampighi)</p>
<p>Alessandro Fiori è un cantautore fuori posto. Un esistenzialista da osteria. Uno che andrebbe bene per il Big Lebowski  dei fratelli Coen – recuperate il video Se io avessi un cane sul suo sito ufficiale e capirete il perché – non fosse un musicista. E invece si dà il caso che sia un fine compositore, titolare di una discografia sparpagliata in progetti paralleli, numerose collaborazioni (Marco Parente, Andrea Chimenti, Paolo Benvegnù) e un&#8217;ispirazione lucidissima. Quel quid che lo fa assomigliare a un Lucio Dalla surreale o un John De Leo spogliato dai tecnicismi della voce ma perso allo stesso modo in un universo scollegato dall&#8217;attualità.</p>
<p>L&#8217;immaginario del suo primo disco solista è un po&#8217; quello dei Mariposa e non potrebbe essere altrimenti visto che il Nostro è da dieci anni il front-man della formazione bolognese. Anche se dal progetto in solitaria di Fiori emerge ancor più forte quello che è il tratto distintivo della sua poetica, ovvero la capacità di unire serietà nella scrittura e approccio ironico, disillusione e leggerezza, testi impegnati e delicatezza nelle melodie. Un bypassare i luoghi comuni del genere affidandosi a una parte musicale malinconica che mescola spartiti à la Tim Hardin (Senza le dita) e Love (Catino Blu), Weill/Brecht (La Vasca) e pre-war folk all&#8217;italiana (Trenino a cherosene), musica da camera mista a cabaret (Fiaba contemporanea) e Paolo Conte in salsa rock (2 cowboy per un parcheggio).</p>
<p>Fiori impacchetta la realtà in una quotidianità autobiografica e sopra le righe leggendola come si potrebbero leggere le istruzioni di montaggio di un mobile Ikea: con qualche dubbio e la curiosità di vedere come va a finire. Anche se in generale si parla comunque di un&#8217;operazione raffinata che privilegia l&#8217;arrangiamento e l&#8217;estrema professionalità dei musicisti coinvolti nel progetto. Nello specifico, Alessandro Stefana, Marco Parente, Zeno De Rossi, Danilo Gallo e Enrico Gabrielli.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p>STORIA DELLA MUSICA (Gianluca Lambiase)</p>
<p>Che Alessandro Fiori fosse autore e musicista di grande levatura lo si sapeva già. I noti Mariposa  a parte, la collaborazione con Marco Parente in “Betti Barsantini” e con Asso Stefana in “Assodifiori” ne avevano dato ampie conferme. Mancava all’appello un disco solista, alla sua maniera, semplice e al contempo ricercato. Ecco dunque “Attento a me stesso”, un lavoro che colma magnificamente quello spazio, regalandoci un altro volto di Fiori, più personale, più nudo. Come ad un festival folk, la luce che si proietta sul palcoscenico è una soltanto e va dritta al centro, ad illuminare Fiori e il suo stile di cantautore moderno che riesce a coniugare una scrittura cruda, essenziale e al contempo poetica e visionaria. “Attento a me stesso” è un disco che descrive la consapevolezza che la morte è in essere senza sorpresa – qualcosa che c’è non ha da arrivare – e riflette sull’interrelazione tra abbandono e resistenza attraverso una curiosità e un’arguzia lirica che ben si coniugano ad uno stile musicale assai originale e inconfondibile fin dai primi ascolti.</p>
<p>Non c’è vittoria (“Fuori Piove”, “Lungomare”), la sconfitta è condizione di perenne disincanto (“Abbandono”, “Labbra Fredde”) o ricordo che rende uniche le particolari sofferenze (“Resistenza”, “La Vasca”). “Idrocarburi”, estensione del tema de “La Luna Ha Molto Tempo Da Buttare”, brano contenuto nell’EP dei Mariposa “Suzuki Bazuki” del 2004, fa da prologo al disco che nel poker formato da “Lungomare”, “La Vasca”, “Fuori Piove”, “2 Cowboy Per Un Parcheggio” si misura con il quotidiano, con la vasca sita davanti alla stazione di Arezzo che bagna la chimera etrusca, e con riflessioni sul mondo musicale (“tu riposa un po’ mentre faccio il borderò”). “Senza le dita” è il pezzo migliore dell’album. Ridotto musicalmente all’osso, si apre sull’inciso dando sfogo a tutto il sentimento di solitudine, amarezza e a una disperata ricerca di qualcosa che non c’è. “Lucyfer Wash” è una preghiera, una disperata richiesta d’aiuto nel climax della vulnerabilità, la minaccia della pazzia, la fine di tutto. Chiude il disco “Trenino a Cherosene”, chiusura naif in tonalità pasoliniana.</p>
<p>In “Attento A Me Stesso” Fiori coniuga abilmente le sue varie attitudini artistiche, dipingendo note poetiche che si bagnano di filosofico. E’ una novità assoluta perché lo fa con un piglio inedito, tagliente e che ha in Battiato soltanto un lontano parente. Asso Stefana lo supporta nel completare l’opera, nell’aiutarlo a trovare quel classico accordo che risolve tutto, nel sistemare al posto giusto anche l’ultimo pezzo di puzzle.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p>BEATBOPALULA (Massimo Sennella)<br />
Alessandro Fiori, fondatore e cantante dei Mariposa si cimenta nella solitudine cantautorale con Attento a me stesso, titolo che noi vogliamo interpretare come “Attenti a lui”, in quanto la sua scrittura gigiona, onirica e surreale accompagnata da una musica zeppa di sfumature, goliardie che restituisce intatta una teatralità giocosa, ci fa credere e ci da ferrei presupposti che quest’artista s’infilerà nella scena del nuovo cantautorato – di quello serio – come una splendente e fastidiosa spina nel “retrobottega” di tanti raccontatori del niente.</p>
<p>Anche perché non si mancare fa nulla in quello che ha da dire, a partire da quel curioso vezzo fonetico che sembra uscire dalle corde vocali di Paoli ed Endrigo, ma specialmodo per le cose migliori che in questo materiale suonano, cantano, decretano e dipingono storie sopra e sotto le righe con una intensità mai grezza, pulitissima e curata, sinonimo d’onestà e professionalità che si replicano a corollario di questa performance discografica assolutamente pregevole.</p>
<p>Il disco trova la sua giusta energia per la maggior parte da una visione retrò e trasversale , una forza “svogliata” che dispensa – attraverso sogni, realtà, fiabette, doppisensi e riflessioni – ironia nei luoghi e nei dialoghi che vengono toccati tra una ballata amara, tanghi cinematici alla Piovani, walzerini color seppia e tanta ricchezza scarna di parole superficiali; lo definirei un “chansonnier” del tempo andato e poeta dell’oggi oppure un Marcovaldo di vecchie stoffe e verità attuali tirate fuori dalla naftalina del silenzio, ma ad ogni modo una nuova firma che va di gran carriera ad autografare piacevoli momenti d’ascolto.</p>
<p>Con una “truppa” d’accompagnamento di tutto rispetto, Alessandro “Asso” Stefana chitarre e basso, Marco Parente e Zeno De Rossi batteria, Danilo Gallo al contrabbasso ed Enrico Gabrielli vibrafono e fiati, l’artista, con l’impeccabile abilità felpata di un gatto, ci trasferisce nelle stanze minimali di becchettamenti d’archi e costatazioni tristi sulle fonti energetiche Idrocarburi, nella solitudine e delle rotture delle compatibilità Lungomare, negli arpeggi looner folk che cercano una lei tra pidocchi e domande esistenziali Senza le dita oppure nella filastrocca Trenino a cherosene che da tante pene e che fa sognare melanzane che rotolano in piscina e acque nere dove sguazzano capesante senza occhi e pesci calvi coi pidocchi.</p>
<p>Oltre che un disco riuscitissimo la sensazione di avere a che fare con una sensibilità artistica che rimanda ad Italo Calvino è forte e sincera, con un’idea ben precisa del far sognare in malinconia e sorridere nel candido riciclo di problematiche umane e sociali che vengono prese per la coda dalla “fantastica” fantasia calligrafica che Alessandro Fiori esercita; e appunto come un gatto la esercita graffiando, sbuffando, con le fusa e con l’anarchica andatura di un cantautore che ha il cielo sotto i piedi, la terra sulla testa e la luna dolcemente di traverso.</p>
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		<title>(TROPPO) ATTENTO A ME STESSO</title>
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		<pubDate>Fri, 14 May 2010 09:19:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Fiori</dc:creator>
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Ok, è ufficiale, da oggi è in giro il mio primo disco solista. Ma adesso basta distrazioni, le aspettative non devono distrarmi dalle cose importanti della vita. Stavo quasi dimenticandomi che oggi è S. Mattia (nientemenoché) Apostolo. Di Mattia si parla nel primo capitolo degli Atti degli Apostoli, quando viene chiamato come Rampulla a ricomporre [...]]]></description>
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<p><a href="http://www.alessandrofiori.net/wp-content/uploads/2010/05/mattia.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-481" title="mattia" src="http://www.alessandrofiori.net/wp-content/uploads/2010/05/mattia-209x300.jpg" alt="" width="209" height="300" /></a>Ok, è ufficiale, da oggi è in giro il mio primo disco solista. Ma adesso basta distrazioni, le aspettative non devono distrarmi dalle cose importanti della vita. Stavo quasi dimenticandomi che oggi è S. Mattia (nientemenoché) Apostolo. Di Mattia si parla nel primo capitolo degli Atti degli Apostoli, quando viene chiamato come Rampulla a ricomporre il numero di dodici, sostituendo Giuda Iscariota. Viene scelto con un sorteggio, attraverso il quale la preferenza divina cade su di lui e non su Giuseppe, l&#8217;altro candidato. Dopo Pentecoste, Mattia inizia a predicare, ma non si hanno più notizie su di lui.<br />
Dice più un’occhiata che una predica.<br />
La predica fa come la nebbia, lascia il tempo che trova.<br />
Chi predica al deserto perde il sermone.<br />
Si predica bene e si razzola male.<br />
Ormai che ci sono stasera dirò un rosario anche per Cannavaro affinché il suo petto durante l’Inno Nazionale sia espanso come una piattaforma fotovoltaica che possa irradiare amore in quel paese così meschino e disordinato che è l’Africa.</p>
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		<title>Streaming Integrale</title>
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		<pubDate>Thu, 06 May 2010 10:32:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Fiori</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri]]></category>

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		<description><![CDATA[
			
				
			
		
Fino al 12 maggio sul sito www.rockit.it potrete ascoltare integralmete il mio disco &#8220;Attento a me stesso&#8221;.
Questo sarà un ultimo assaggino prima dell&#8217;uscita ufficiale del 14 maggio dopo la quale potrete trovare il disco ai miei concerti e nei negozi.
All&#8217;indirizzo info@urtovox.it si sta aprendo il pre-order per  averlo ancora prima e direttamente.
Andate ad ascoltarlo, io [...]]]></description>
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<p>Fino al 12 maggio sul sito www.rockit.it potrete ascoltare integralmete il mio disco<em> &#8220;Attento a me stesso&#8221;</em>.</p>
<p>Questo sarà un ultimo assaggino prima dell&#8217;uscita ufficiale del 14 maggio dopo la quale potrete trovare il disco ai miei concerti e nei negozi.</p>
<p>All&#8217;indirizzo <em>info@urtovox.it</em> si sta aprendo il pre-order per  averlo ancora prima e direttamente.</p>
<p>Andate ad ascoltarlo, io lo sto facendo e non riesco a scrivere da quanto è bello! Potrete dirmi a me piace questa canzone a me quest&#8217;altra ed io potrò dirvi anche a me!</p>
<p>Mi raccomando, siate ricetrasmittenti che faremo tutti dei buoni affari.</p>
<p>ps: è stato bello ieri vedere dei giovani miliardari fare i bulletti al colosseo. il presidente del senato renato ha parlato di festa dello sport. viva la coppa della libertà! evviva le ferite da arma da taglio! col. la russa, quanto fa la sua giardinetta con un litro?</p>
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